pilalibri(NB. Il testo della “bacheca” può sembrare sempre lo stesso ma non è così. Lo modifico e lo integro periodicamente.) (Secondo NB. Nel curriculum c’è il mio indirizzo mail, nel caso qualcuno volesse dirmi qualcosa.)

“Il libro è come il cucchiaio, il martello, la ruota, le forbici. Una volta che li hai inventati, non puoi fare di meglio” (Umberto Eco).

“Books are for use” (Ranganathan, 1931)

Perché “my Books”? Perché anch’io, come tanti, non resisto alla tentazione di aprire una vetrinetta virtuale in cui esporre i miei prodotti al mondo, nella fattispecie: “i miei libri”, quelli che ho scritto io e quelli degli altri che da tempo compro e conservo, che colleziono per amore del libro-manufatto e che in parte leggo per amore del libro-opera. Andato in pensione (da lavoratore dello spettacolo) nel dicembre 2012, pensavo di occuparmi finalmente a tempo pieno di questo gioco; tuttavia, essendo un intellettuale-medio novecentesco, perdipiù “di sinistra” (sob), ho accettato la candidatura a Sindaco del mio bel paesello: Vignale Monferrato e sono stato eletto a questa carica il 26 maggio 2014; il mio mandato scadrà a maggio 2019. Il nuovo ruolo mi piace e cerco di condurlo bene, ma non dimentico i miei gioielli.

Ho trasferito l’intera mia collezione di libri in due stanze vicino al Municipio di Vignale. Sulla porta ho messo una targa: Biblioteca privata Ferrari-Martinelli (Damiana Martinelli è il nome di mia moglie). Soprattutto per mio diletto onanistico, ho ricominciato -dopo una lunga interruzione- il lavoro di catalogazione, che spero di portare avanti disciplinatamente in ogni momento libero. Catalogare è una attività affascinante, che conferisce alla mia minibiblioteca un’atmosfera da scriptorium, ma richiede un lungo tempo, prima di formazione e poi di esecuzione (anche se applicata solo a qualche migliaio di volumi). C’è di più. Riprendere in mano, uno ad uno, i propri libri ed esaminarli con una minima competenza biblioteconomica, induce scoperte e sensazioni esaltanti.

Per quanto riguarda questo sito, il mestiere di sindaco appassionato mi ha imposto di abbandonare le ambizioni iniziali, quelle di curare “rubriche” in cui segnalare, citare, recensire, a contatto con l’attualità; ma ora vorrei a poco a poco ricominciare, così come vorrei  riprendere a pubblicare “schede” esclusivamente riferite a libri (periodici, documenti, etc) posseduti dalla mia modesta collezione.

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Da: Ezio RAIMONDI, Le voci dei libri, Bologna: il Mulino, 2012, p. 91 sgg.

<< La biblioteca è sempre stata, per me, il luogo dove si verifica empiricamente il rapporto fecondo fra ordine e disordine, dove si registrano le ragioni, le speranze, le delusioni del lettore-raccoglitore, che resta sempre legato alla vita e aspetta dalle occasioni di ricavare le verità che contano. Nel caos vivente della biblioteca, che ricorda un poco il “disordine mentale” di cui parla Hayek, quando descrive la condizione nella quale ha prodotto le sue cose migliori, si trovano in certi momenti delle regole, delle simmetrie, delle rispondenze; allora il disordine lentamente si anima, come una specie di spazio che dall’oscurità passa alla prima luce e dal chiarore dell’alba al giorno pieno.

Quando la propria biblioteca esorbita dai luoghi deputati e invade ogni spazio domestico può naturalmente diventare un problema per coloro che vivono con te. In casa mia questa situazione ha dato luogo a una battaglia giurisdizionale con mia moglie, che non ha mai avuto fine. Come per ogni aspetto del nostro appartamento, avrebbe desiderato che anche i libri fossero “in ordine”. Non perdonò mai a padre Pozzi di aver detto una volta, affacciandosi sulla soglia del mio studio, “che bella biblioteca!”. Ma era proprio il cumulo dei volumi affastellati, l’immagine quasi di un organismo vivente che si presentava allo sguardo partecipe dell’amico studioso a sedurlo, del tutto indifferente al fatto che i libri fossero o meno a posto.

Anzi. Il libro fuori posto è sempre una sfida per colui che si avventura nella ricerca, con l’ansia e la felicità di ritrovare ciò che era solo nascosto, e sembrava perduto. La biblioteca diventa allora una sorta di foresta e il lettore un cavaliere errante che ripercorre vecchie leggende, vecchie storie, vecchie illusioni, con il desiderio di un ordine sempre conteso e mai raggiunto fino in fondo. Quando le dita percorrono gli scaffali, alla caccia del volume perduto, se ne ricordano i colori, i caratteri esterni della collana; ma poi accade di confonderli, ci viene il dubbio di cercarlo con un colore mentre ne aveva un altro, e allora tutto diventa aleatorio e qualche volta è proprio il caso a condurci alla meta. E’ come giocare a guardie e ladri in un labirinto: si vuole un libro, non lo si trova: si rinuncia. Si ricomincia con altri libri, ma di questi, tre sono scomparsi; è una sorta di maledizione, che si scioglie o con la resa o con la felicità del ritrovamento. Succede poi spesso -ed è una cosa singolare- che, quando si cerca un libro, ci si affacci alla mente una serie di rapporti possibili; allora, dalla ricerca di A si passa a B, C, D… E talvolta è disperante, perché si ha la sensazione di vagare senza costrutto, finché un segno positivo non suggerisce una traccia da seguire, grazie alla quale i conti della nostra quète finalmente tornano, anche se non è più A che abbiamo trovato. Allora B o C o D emergono dal silenzio e dalle pieghe dell’oblio, come la voce di un Lazzaro che torna a discutere. Perché la biblioteca è un luogo continuo di rinascita: da un verso celebra il tempo e forse ciò che lo distingue, la morte; ma dall’altro è la vita che irrompe. scan4

La biblioteca è un dominio pieno di mistero dal quale attingiamo una realtà più profonda: dal polvere del passato ricaviamo ragioni del presente; ciò che pareva immobile, consegnato all’inerzia del già vissuto, si modifica secondo le nostre prospettive di oggi. Essa diventa così il luogo della stabilità e della metamorfosi, della protezione e del rischio; è il mutamento in ciò che continua, è il vegliardo e il giovane, è l’apertura verso qualche cosa che attraversa il tempo e i suoi confini lineari. In un certo senso, ogni biblioteca è popolata da fantasmi che, possiamo pensare, durante la notte riprendono la parola, in attesa che i viventi la rifacciano propria, un po’ come le mummie nel Federico Ruysch.
Sono le voci dei libri. >>

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